#restiamovicini – Racconti dal Nord: UNO SCUGNIZZO A MANTOVA

Correva l’anno 1997, per l’esattezza era il mese di giugno. I miei genitori Giuseppe e Antonietta avevano ricevuto la risposta dalla fabbrica Iveco di Suzzara, in provincia di Mantova. Mio padre aveva fatto domanda tramite una zia qualche mese prima, e quel giorno aveva finalmente ricevuto l’ok per il colloquio. Non fu per niente facile prendere quella decisione, ma non si poteva fare diversamente: io avevo appena tre anni e mezzo e loro non avevano un lavoro. La decisione venne presa dopo una nottata intera passata a guardarmi. Sapevano che la mia e la loro vita sarebbe cambiata per sempre. Ho parecchi flashback che mi tornano spesso in mente. Il più forte è quello della mia manina contro il finestrino della macchina rivolto ai nonni per dirgli: “Non voglio andare via”. Sapevo quello che stava succedendo, mi sembrava un colpo basso, un colpo che ancora porto dentro me.

Arrivati a Mantova, senza l’affetto di tutti i giorni dei nonni, dei miei zii, senza montagne, senza mare e senza troppa confusione in giro per le strade mi son sentito perso; tanto da non voler mangiare. Ero entrato in depressione. Uno può dire: “A quasi quattro anni un bambino cosa capisce?” Nulla di più sbagliato. Perché anche a quattro anni un bambino capisce già tante cose. La vita però doveva andare avanti. Mamma e papà non mi hanno mai fatto mancare niente anche dopo l’arrivo di mio fratello Vincenzo. I parenti salivano spesso e noi scendevamo e, a poco a poco, cominciavo ad “abituarmi” a questa nuova vita.

Oggi sono passati tanti anni da quando mi sono trasferito al Nord, ventitre per essere preciso, e, a dire la verità, non mi sono ancora rassegnato al 100% a stare lontano da Cava, dai familiari e da tutto. Ora scendo e scendiamo molto più spesso, anche perché lavorando sono più autonomo. Quando sei lontano capisci quanto sia importante l’affetto dei familiari, l’unione dei cugini, l’amore per Cava e per la Cavese! Ah, la Cavese! Un amore infinito tramandato da Padre in Figlio. Eh sì, perché, quando nacqui, mio padre per prima cosa mi mise subito la sciarpetta al collo.

Per colpa della distanza non sono riuscito a seguire tutte le partite allo stadio. Da Mantova ci tenevamo aggiornati tramite mio nonno e mio zio (che a Cava non saltava una partita!) Quando la Cavese è venuta a giocare al Nord, però, io e la mia famiglia non ce ne siamo persa una! Padova, Cittadella, Cremona, Spal, Sassuolo, Reggio Emilia, ecc. Mi ricordo, in particolare, la gara che i biancoblù hanno disputato contro la Cremonese. Era il gennaio del 2008, pioveva e faceva molto freddo. Io ero guarito da poco da una brutta influenza e i miei genitori non volevano portarmi allo stadio perché avevano paura che mi potessi ammalare di nuovo. Io non ne volevo sapere! Ho pianto tutto il sabato cercando di convincerli. Volevo andare e basta! Al mattino mi alzai presto e cominciai a piangere fino a quando non li convinsi. Ero al settimo cielo! Non ci volle tanto ad arrivare perché Mantova e Cremona sono vicine. Una volta giunto allo stadio ero felicissimo, cantai con i ragazzi della curva ogni coro, li sapevo a memoria! Quella partita la perdemmo, ma per me l’importante era aver visto la Cavese dal vivo!

Ci sono tanti giocatori che porto nel mio cuore, ma è ad uno in particolare che sono legato in maniera viscerale. Sto parlando di Catello Mari! Un leone in campo, mordeva ogni avversario al momento giusto, una grinta pazzesca. Una grande persona che ci ha lasciato troppo presto, in quella notte che doveva essere solo una festa e invece è finita in tragedia. Ma dei suoi goal? E che goal! Uno mi è rimasto impresso, quello di Sassuolo-Cavese, 4 dicembre 2005. Ovviamente anche lì ero presente. Quella partita si giocò in una giornata fredda, ma quel goal al volo di Catello ci fece scaldare tutti quanti. Non male per un difensore!

Potrei restare qui ore e ore a scrivere. Conservo nel cuore ogni singolo momento della Cavese, anche brutto, lo porto sempre con me perché sono ricordi vissuti con grande amore e passione! Oggi ho 26 anni e in tutto questo periodo ho cercato di essere sempre presente dove possibile e quando possibile alle partite e alle presentazioni della squadra. Sono sempre con i ragazzi della curva, perché la curva dà tanto amore! Mi sento uno di loro! Al Nord ho conosciuto tanti fratelli di Cava, un modo in più per sentirmi vicino alla mia città e alla mia squadra. LA FEDE OLTRE I CHILOMETRI! Forza Cavese, Forza Cava De’ Tirreni, tatuata sia nel cuore che sulla pelle. Torneremo più forti!

Antonio Monaco, Mantova

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