#restiamovicini – Racconti dal Nord: NELLE MANI DI TROIANO

Nardò-Cavese sul neutro di Lecce, stagione 94/95, Campionato Nazionale Dilettanti. Dopo il fallimento del 1991 e la trionfale promozione dall’Eccellenza, eravamo appena risaliti in una categoria più consona al nostro blasone. Era la quattordicesima giornata di andata, il Nardò veleggiava nei quartieri altissimi della classifica, noi cercavamo di uscire dalla mediocrità. Nessuno ci volle noleggiare un pullman perché eravamo in pochi. Girammo per Cava senza sosta, cercando di radunare varie persone intenzionate a venire in trasferta. Alla fine prendemmo il pulmino da 25 posti. Stretti ma contenti partimmo. Una cinquantina di cavesi verso il Via del Mare di Lecce.

Una volta arrivati nella città pugliese, trovammo un bel sole ad attenderci. Dato che non c’era il permesso del prefetto per aprire il settore ospiti, dovette intervenire il grande Ciccio Troiano. Manager di concerti di caratura internazionale, da sempre tifoso degli aquilotti, Troiano era lì per assistere alla partita. Capendo la delicatezza della situazione, si adoperò immediatamente, dialogando con le forze dell’ordine per farci entrare. Nel frattempo, noi cantavamo forte già all’esterno dello stadio, come solo i tifosi biancoblù sanno fare.

Dopo aver parlato con il commissario, Troiano garantì con la sua parola che non ci sarebbero stati problemi di ordine pubblico e si prese tutte le responsabilità del caso. Molti di noi non avevano neanche i soldi dei biglietti, considerando il costo di un viaggio così lungo. Alla fine, Troiano riuscì ad ottenere quello che voleva: 52 accrediti e tutti dentro. Perdemmo 5-1 purtroppo, ma facemmo ugualmente un grande tifo per tutta la partita. Nonostante la sconfitta, fummo tutti molto contenti del tifo e del gesto del nostro amato Ciccio Troiano. Che di lì a qualche mese avrebbe rilevato la Cavese dalle mani di Pasquale Sorrentino, insieme ad un manipolo di amici, e sarebbe diventato il nostro Presidente. Un primo importantissimo passo per ritornare nel calcio che conta e per uscire dall’inferno dei dilettanti. Ma questa è un’altra storia.

Lucio Faiella, Parma.

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