#restiamovicini – Racconti dal Nord: Le braccia al cielo del piccolo ma grande capitano

La grandezza di un uomo, la bravura di un calciatore, la capacità di essere un “faro” per i compagni di squadra non la misuri certo dall’altezza. Per chi come me ha vissuto i tre anni fantastici della prima gestione Campilongo, Alessandro Tatomir è il piccolo ma grande condottiero: il capitano.  Per antonomasia.

Nella storia centenaria della Cavese, grazie al suo rendimento, al suo attaccamento, ai suoi principi e al suo “fare gruppo”, Tatomir si è posto al fianco di altri “giganti” in maglia bleufoncè che hanno indossato la fascia da capitano. Alessandro Tatomir è stato cuore e cervello dello sfavillante 4-3-3 di Campilongo, punto nevralgico dell’assetto di una squadra che per tre stagioni ha fatto sognare e divertire tutti i tifosi metelliani. Un centinaio (o forse poco meno) di presenze e pochi gol.

Uno per stagione: l’ultimo segnato nella sua ultima partita ufficiale con la Cavese, nel maledetto play-off di ritorno contro il Foggia nel 2007. Il primo, invece, nell’autunno del 2004 allo stadio “Viviani” di Potenza.  La sorpresa Cavese, ormai macchina già “rodata” da gol, prestazioni e vittorie, incanta anche in terra lucana. Un blitz da grande squadra, impreziosito dal gol dell’ennesimo gol del bomber Scichilone e da una perla in contro balzo del capitano che esulta rivolgendo le braccia in alto verso i suoi tifosi. Da piccolo ma grande condottiero, il segnale del capitano scatena la gioia irrefrenabile della torcida bluefoncè.

Dino Medolla

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