#restiamovicini – Racconti dal Nord: IL TRENO BIANCOBLU

1982, ero un bambino, avevo 7 anni. La Cavese viveva il momento migliore della sua storia nel panorama calcistico che conta. Come ogni sabato pomeriggio salivamo da mio nonno “Giritiello” a Passiano a fare la spesa settimanale. Mio nonno gestiva una salumeria e provvedeva a rifornire tutti i contadini del Contrapone, della “Marunnella”, e quelli di “copp a chies o sott l’arco”. Sono cresciuto a “pane e Cavese” avendo ereditato la passione da mio padre Salvatore, mio zio Salvatore Olivieri, zio Franco Visco, sempre presenti allo stadio. Mi ricordo quel periodo come fosse oggi.

Ogni sabato notte quando la Cavese giocava in trasferta, mi svegliavo appena sentivo suonare la porta. Mio padre, mio zio e altri amici si preparavano per seguire la Cavese ed io ero là dietro quella porta, con la speranza che qualcuno mi dicesse andiamo, vieni con noi. Quel sabato 21 febbraio 1982 fu una data che porto nel mio cuore. Mio padre mi disse, prepariamoci perché stasera partiamo per Genova (mi vengono i brividi e scendono le lacrime mentre scrivo), prendiamo il treno bianco blu, Cava-Genova. Era il primo campionato di serie B e la Cavese si apprestava ad incontrare in trasferta la temibile Sampdoria. Ero al settimo cielo.

La sera andammo in stazione a Cava: un treno speciale che ci aspettava al primo binario era colmo di tifosi festosi e speranzosi. Di lì a poco, quel convoglio, dopo una lunga notte, ci avrebbe portati al vecchio “Ferraris”. Ma su quel treno, nonostante mio padre fosse ferroviere, non misi piede. Non c’era posto e volle tutelarmi. In un attimo il magone mi salì alla gola. Mio padre non si perse d’animo e mi disse: “Andiamo a Salerno e prendiamo il primo treno per Genova!”. Ma una volta giunti a Salerno, ci rendemmo subito conto che altri come noi avevano avuto la stessa idea: c’erano tanti tifosi aquilotti anche a Salerno, la stazione era piena. Poco male, perché salimmo lo stesso sul treno e ci mettemmo in viaggio.

La mattina seguente mi trovai al “Ferraris”, una gioia immensa… La Cavese perse 2-0, ma per me il risultato contò poco. Da quel giorno era nata in me una passione (e che passione…). Da quel giorno ogni domenica pomeriggio alla fine di ogni partita pensavo già alla prossima, senza mai far mancare il mio sostegno in casa in trasferta o in tv.

A 6 anni andai ad abitare a Roccapiemonte perchè i miei comprarono casa lì. Qualche anno più tardi, a 200 metri da casa, venne ad abitare un piccolo ragazzo di nome Angelo che aveva un fratello che si chiamava Catello. Quante partite giocate insieme per strada, o al campo “Ravaschieri”. Catello… Una volta giocammo insieme contro le giovanili della Cavese. Il mio mister non voleva farmi giocare perchè sapeva che ero tifoso degli aquilotti. Vincemmo ugualmente la partita. Ci siamo salutati prima della partita con il Sassuolo, ci siamo rivisti dopo un po’ di anni. L’ho chiamato dal settore distinti. Poi è successo quello che purtroppo tutti sanno. Preferisco ricordarlo così, piccolo grande uomo calciatore.

Nel 2007 mi sono trasferito a Pordenone per motivi di lavoro, ma la Cavese mi è stata sempre vicina nonostante la distanza. Per me è da sempre un’ottima compagna. Nel 2018 ho conosciuto le Aquile del Nord in occasione della prima trasferta fatta insieme a Trapani. Poi è venuta quella di Teramo, il raduno di Reggio Emilia e certamente ci vedremo ancora anche in futuro. Le Aquile del Nord sono un gruppo di persone come me che vive lontano da Cava che dà la possibilità non solo di vivere insieme la passione per la nostra squadra del cuore, ma che lavora per tramandare le nostre origini, si confronta, ci mette in contatto e alimenta il nostro essere comunità anche a chilometri di distanza. È bello vivere e condividere esperienze, non solo ricordi!

Grazie Cavese, grazie Cava de’ Tirreni.

Nino Di Martino, Pordenone

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