#restiamouniti – Racconti dal Nord: UN CAVESE A BOLZANO

Provengo da una famiglia numerosa, eravamo 8 figli e lavorava solo mio padre. Sono nato il 1° gennaio del 1938. Sono andato via da Cava molto giovane, avevo da poco compiuto 17 anni quando dopo 2 anni di scuola superiore mi arruolai in aeronautica e fui mandato a Macerata. Cava era tutto per me, era l’unico posto che conoscevo, il luogo dove viveva la mia famiglia e tutti i miei cari. Lasciarlo era difficile così come era difficile vivere lontano. Poi ti ci abitui, ma nessuna abitudine potrà mai spezzare il legame atavico con le nostre radici.

E così la mia vita proseguì lontano dalla mia terra e il lavoro mi portó prima a Roma dove terminai gli studi, poi a Milano e poi ancora più lontano. Quando vinsi il concorso da funzionario di dogana e mi dissero che ero destinato a Bolzano mi venne quasi un colpo, non potevo immaginare un posto più lontano di quello dalla mia Cava. Ma così andò, e a Bolzano rimasi per tutto il resto della mia vita. Andai in pensione dopo 46 anni di servizio e sono stato anche insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica.

Vivo ancora a Bolzano insieme a mia moglie, originaria di Pregiato, e vicino ai miei carissimi figli, ai nipoti e alla cagnolina Stella. Ma Cava ce l’hai dentro di te e la senti sempre. La Cavese rappresentava in quegli anni un sogno, e noi che eravamo lontani sognavamo con lei. Mi ricordo perfettamente quella domenica di novembre del 1982, a Bolzano l’autunno si faceva sentire e io e mio figlio Luigi che allora era un adolescente decidemmo di andare a sentire le partite per radio da un nostro conoscente, meridionale anche lui, originario di Foggia, con cui ci legava una grande amicizia. Fu un pomeriggio straordinario, la partita Milan-Cavese fu un trionfo e al pareggio di Tivelli e soprattutto al gol vittoria di Di Michele urlammo come matti. A Bolzano non erano abituati a quel tipo di manifestazioni di gioia e quando a fine partita da soli con la nostra auto girammo per la città con la bandiera blufoncè strombazzando e urlando la nostra felicità la gente ci guardava inebetita e non capiva. E invece noi capimmo che quel giorno la Cavese aveva fatto la storia e avevo reso ogni singolo cavese fiero della propria città e delle sue origini.

Di Cava conservo un ricordo bellissimo di Mamma Lucia, figura unica nel suo genere e mai dimenticata per le sue gesta eroiche.

Giuseppe Lamberti, Bolzano

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