LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE MASSIMILIANO SANTORIELLO

L’ultima e pesante sconfitta ha fatto male a noi tutti ed è comprensibile l’amarezza del pubblico, per una serie di risultati tutt’altro che esaltanti. C’è un confine però che non andrebbe mai superato ed è quello che travalica nell’offesa personale, nella menzogna o peggio ancora nella minaccia, come ormai, da qualche giorno, sta avvenendo sui social.

Ma andiamo con ordine.

Nella Cavese, come in una famiglia prima ancora che in un’azienda, ognuno è chiamato a fare il proprio dovere. Il mio, da presidente e da tifoso, è quello di tentare di raggiungere i migliori risultati sportivi, limitatamente alle mie capacità professionali ed economiche, garantendo soprattutto una stabilità economica che mai più ci renda schiavi di collette e avventurieri senza scrupoli.

Non credo di meritare nessun encomio per questo ma, quando sento parlare di umiliazioni come mai ricevute prima, credo invece che possa essere, per noi tutti, motivo d’orgoglio sapere che la Cavese è una società senza debiti e che, finalmente, può accreditarsi per la crescita di giovani calciatori, anche presso club di prima fascia.

Certo sarebbe bello poter fare a meno dei bilanci, delle tasse e dei doveri che una struttura come la nostra è chiamata ad osservare, ma è proprio per la serietà e la stabilità che abbiamo dimostrato negli ultimi 3 anni (durante i quali anche i risultati sportivi sono stati tutt’altro che deludenti), che oggi possiamo avere la garanzia che, nonostante un periodo di grande incertezza per il calcio e non solo, la Cavese avrà comunque un futuro assicurato.

È ovvio che in questi tre anni di errori ne sono stati commessi, ma è anche vero che il primo a pagarne le spese, in tutti i sensi, è stato il sottoscritto. Guai però a pensare che possa esserci una volontà di fondo nel voler fare del male alla nostra squadra e di conseguenza ai tanti innamorati che, ancora oggi, nonostante tutto, la sostengono senza secondi fini.

Sfatiamo un altro mito.

Io faccio il presidente e non mi occupo di questioni tecniche. Direttore generale e direttore sportivo fanno il mercato; il mister allena e decide la formazione, senza nessun obbligo se non quello del merito, premiando chi si allena più duramente. I calciatori infine, così come abbiamo riportato dietro le nostre maglie, devono sentirsi onorati di indossare la nostra casacca e fare di tutto per onorarla.

Certo quest’anno siamo partiti malissimo e non ci sono alibi per nessuno, ma sono certo che siamo ormai giunti ad una svolta. C’è bisogno di vincere con una prestazione fatta non solo di tattica e di corsa ma anche e soprattutto, di grinta, cattiveria e determinazione.

Ma anche questo potrebbe non bastare se il pubblico, in ogni sua componente, non decide di incitare questi ragazzi oltre ogni difficoltà che pure potremmo incontrare.

In che modo?
Sostenendo questa squadra perché è la squadra della nostra terra e non la squadra di Santoriello.
Sostenendo questi ragazzi perché sono i calciatori che vestono la nostra maglia e non i calciatori di questo o quel direttore sportivo.
Sostenendo questo allenatore perché tocca a lui, oggi, guidare i nostri contro ogni avversario.

Per i giudizi ci sarà tempo.
Ora è il momento di tornare a lottare e, soprattutto, di tornare a vincere.

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