Il grande capitano Bruno Mazzotta e la maledizione del numero 6.
Gli sportivi e tifosi metelliani nel lontano 14 Aprile del 2006 hanno vissuto la tragica scomparsa del calciatore, amico e fratello Catello Mari, difensore natio di Castellammare di Stabia ed “adottato” nella valle metelliana per essersi distinto non solo sul rettangolo verde ma anche al di fuori di questo contesto. Per due anni ha indossato quella maglia numero 6 poi ritirata con il passare del tempo in suo onore. Purtroppo questo numero è stata una maledizione per i colori blufoncè perchè un simile evento era già avvenuto tantissimi anni fa.
Infatti, ricorre oggi 18 Febbraio di esattamente settantacinque anni fa (1951), la scomparsa a nemmeno 26 anni (e dunque anche una coincidenza con gli anni di Catello Mari) compiuti del calciatore e storico capitano della Cavese Bruno Mazzotta mentre era in svolgimento il girone di ritorno del campionato di Promozione Interregionale girone M, giovane capitano della Cavese del 1949/50 e nipote del general manager “Don Ciccio” Casaburi. Tutti gli sportivi cavesi dell’epoca precipitarono nel più cupo dolore e la sue scomparsa gettò nello sgomento e nel dolore l’intera comunità.
Sicuramente le nuove generazioni non sono a conoscenza, se non di tramando, che Mazzotta fu uno degli artefici della promozione proprio nel campionato di Promozione Interregionale. Infatti Cavese-Caivanese terminata con il punteggio di 6-1 disputata il 16 Luglio del 1950, fu l’ultima gara che il centrocampista disputò con la maglia biancoblù e che consentì alla Cavese di festeggiare la vittoria delle finali della Prima Divisione Campania ed accedere al Campionato di Promozione Interregionale. Quella Cavese era una squadra forte che macinava un calcio pratico ed efficace ma anche bello da vedersi.
“Il mio capitano” era solito chiamarlo Piero Santin, allora giovanissimo calciatore che in un intervista dichiarò: ” Era un giocatore molto tecnico, un centrocampista di gran classe, ma anche un punto di riferimento ed una guida per noi giovani”.
Pur essendo tra i riconfermati insieme a Matonti, Martucciello, Ragone e Feliciello, Bruno non scese mai più in campo la stagione successiva. Un crudele scherzo del destino proprio nel maggior splendore fisico e di vita e nella prospettiva delle nozze con la signorina Annamaria Amabile e di una laurea in Giurisprudenza, nonché sulle ali di successi sportivi e dell’amore dei tifosi, la gioia si trasformò in dramma. Le cause della morte non furono mai definitivamente chiarite in un’epoca ed in un periodo in cui la medicina non era attrezzata al meglio come nella modernità attuale. Le cronache dell’epoca parlano o di una brutta malattia o di una possibile e lenta emorragia interna dopo uno scontro di gioco che con il trascorrere del tempo aveva iniziato a creare danni.
Tre le stagioni che Bruno disputò con la casacca biancoblù: 1945/46, 1948/49 e 1949/50.
I funerali furono un evento di popolo come mai se ne era visto a Cava de’ Tirreni, con tutta la città che si strinse intorno al feretro del giovane Capitano della Cavese e quel numero 6 sul feretro; quella maglia blufoncé che Mazzotta aveva amato con slancio e passione giovanile e tra cui sogni annoverava quello di riportare sempre più in alto la sua Cavese.
