Esattamente il 10 Gennaio del 1921 nasceva a Cava de’ Tirreni il più grande giornalista sportivo del secolo scorso: Gino Palumbo che, pur vivendo buona parte della sua vita a Milano, non dimenticò mai le sue radici.
Iniziò la carriera di cronista sportivo con i primi articoli per la Gazzetta dello sport da Napoli; egli infatti a 14 anni si presentò alla redazione napoletana con un quadernetto sul quale aveva appuntato piccoli e grandi eventi del suo amato sport. Tutto cominciò da quell’ umile apprendistato, ma la guerra ed il servizio militare interruppero per un po’ la strada intrapresa. Nel dopoguerra, conseguì la laurea in legge ma solo per compiacere la sua famiglia; infatti era benestante ed il suo papà Amedeo era un noto Avvocato (che è stato anche amministratore comunale e provinciale negli anni ’20) ma la sua aspirazione era il giornalismo e così inizio la sua ascesa.
Di lì a poco iniziò a lavorare alla ” Voce” per approdare poi al “Mattino” alla fine del 1949.
Nel 1953 fondò Sport Sud, ma non abbandonò il Mattino, dove continuò a lavorare come capo dei servizi sportivi. Più passavano gli anni e più la sua crescita era accompagnata da quella dei suoi lettori, sempre più numerosi.
Nel 1962 Palumbo lasciò Napoli per andare a Milano dove venne assunto come capo delle pagine sportive dal “Corriere della Sera”, per poi essere nominato vicedirettore da Piero Ottone. Successivamente diresse il “Corriere d’Informazione” (edizione pomeridiana del Corriere della Sera) dal dicembre 1972 fino al gennaio 1975, quando lasciò la guida del quotidiano in seguito ai contrasti con la nuova proprietà Rizzoli, che intendeva affiancargli Cesare Lanza come condirettore.
Dopo l’estromissione, Palumbo fu per qualche tempo direttore editoriale della Rusconi Editore, fino a quando ricevette la chiamata a dirigere il maggiore quotidiano sportivo italiano, La Gazzetta dello Sport, che guidò dal novembre 1976 fino al 1983, rivoluzionando la prima pagina e il modo stesso di raccontare lo sport sulla carta stampata. Sua l’idea di dare maggiore forza ed enfasi ai titoli, arricchiti con lunghi ed esplicativi sommari. Creò uno stile che fu imitato dagli altri quotidiani sportivi italiani. Al momento di lasciare la direzione, indicò all’editore il nome di Candido Cannavò come suo successore. Fu nominato direttore editoriale. Venne designato alla direzione del Corriere della Sera, ma dovette rinunciare per motivi di salute.
Tanti gli aneddoti.
A causa di un articolo di fondo apparso sul giornale concorrente “Roma”, e in seguito a una lunga polemica a distanza, fu sfidato a duello dal conte Antonio Scotti di Uccio, capo della redazione sportiva del Roma. La mattina del giorno prescelto, era il 1959, i due si presentarono (il luogo scelto era Quarto Flegreo), ma i padrini interruppero quasi subito la sfida al “primo sangue” ovvero per un graffio sul braccio di Scotti. L’evento è ricordato come l’ultimo duello della storia del giornalismo italiano.
L’uomo integerrimo che rifiuta un assegno in bianco dall’armatore Achille Lauro (presidente del Napoli, sindaco e padrone della città) adducendo in merito che….”Se accettassi dovrei scrivere quello che vuole Lei, non quello che penso io”.
Di lui si ricorda la polemica che lo contrappose a Gianni Brera, da cui lo divideva una diversa concezione del gioco del calcio: mentre per Brera era importante la solidità della difesa, Palumbo prediligeva il gioco d’attacco e aveva il suo campione in Gianni Rivera, di cui ammirava le spettacolari intuizioni. Fu proprio Palumbo a sollevare la polemica che investì la nazionale italiana nel 1970, allorché Gianni Rivera fu lasciato in panchina fino all’ottantaquattresimo minuto della finale del Campionato del mondo.

Gino Palumbo spirò il 29 settembre del 1987 a Milano ove riposa al cimitero monumentale. La tribuna stampa dello stadio Diego Armando Maradona di Napoli è intitolata alla sua memoria come anche la tribuna stampa dello stadio “Simonetta Lamberti”

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